MPS alla resa dei conti: i soldi dei clienti sono a rischio? Ecco alcune risposte alle vostre domande

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Nelle prossime ore si deciderà il futuro di banca MPS. Se, come abbiamo spiegato qui, dovesse fallire la soluzione di mercato, dovrà intervenire lo Stato italiano. Ciò significa, secondo le regole europee, che anche i clienti della banca dovranno essere coinvolti in qualche modo. Negli ultimi giorni infatti, sta crescendo la paura dei soci di vedersi ridurre o azzerare il valore dei proprio investimenti oppure il conto corrente. Per questo può essere utile una breve guida con alcune risposte alle domande più frequenti. Per prima cosa però è necessario precisare una cosa, per evitare che si diffonda inutilmente il panico tra i clienti di banca MPS: nessuno toccherà i soldi sul vostro conto corrente se di importo inferiore ai 100mila euro.

LEGGI ANCHE: MPS: in salita la soluzione di mercato si va verso il "burden sharing" o il "bail-in". Ma di cosa si tratta?

- Banca MPS rischia il fallimento?

Banca MPS sta attraversando la più grande crisi delle sua storia, ma come si dice in gergo è “Too be too fail”, troppo grande per fallire. Nè il Governo italiano, nè l’Europa può permettersi di far fallire la terza banca italiana. Quindi no, MPS non può fallire, ma il suo salvataggio avrà comunque un costo pesante.

- Perché MPS lancia un’altra conversione?

Perchè la prima non ha coinvolto gli investitori retail, ma adesso MPS deve provare a racimolare più soldi per ridurre ulteriormente l’ammontare dell’aumento di capitale. (Qui per approfondire)

- Sono un obbligazionista retail, mi conviene aderire all’offerta di conversione?

È una domanda molto delicata. Le uniche certezze sono che MPS ha offerto in sede di conversione il 100% del valore nominale per i bond “TIER 2”. Con l’adesione l’obbligazionista potrebbe recuperare, se l’aumento di capitale andasse in porto per via privata, la perdita del 50% finora accumulata sul valore del titolo. Perché, come spiega il Sole 24 Ore alla chiusura di venerdì il bond con scadenza 2018 quotava 50 mentre è stato venduto a 100. L’adesione però, va ricordato, comporta l’obbligo ad aderire ALl’aumento di capitale acquistando nuove azioni MPS.

- Che cos’è il burden sharing?

È un meccanismo di intervento statale per il salvataggio di una banca che prevede la "ricapitalizzazione precauzionale" della banca e il coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti junior, cioè coloro che detengono bond subordinati più rischiosi. Il burden sharing prevede che prima dell’intervento dello Stato sia attuata la riduzione del valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate oppure la loro conversione in capitale. La conversione obbligatoria avverrebbe al prezzo determinato dal mercato dopo l’intervento dello Stato a garantire l’importo dell’aumento di capitale inoptato: è impossibile sapere prima il prezzo, ma è probabile che si verifichi una forte svalutazione.

- Cos’è la "Risoluzione" di una banca?

È un meccanismo previsto dalla direttiva europea Bank Recovery and Resolution Directive che ha introdotto  in tutti i paesi europei regole armonizzate per gestire le crisi delle banche. Come spiega Bankitalia “sottoporre una banca a risoluzione significa avviare un processo di ristrutturazione gestito da autorità indipendenti che, attraverso l’utilizzo di tecniche e poteri offerti ora dalla BRRD, mira a evitare interruzioni nella prestazione dei servizi essenziali offerti dalla banca (ad esempio, i depositi e i servizi di pagamento), a ripristinare condizioni di sostenibilità economica della parte sana della banca e a liquidare le parti restanti. L’alternativa alla risoluzione è la liquidazione”.

- In cosa consiste la Risoluzione di una banca?

L’autorità di risoluzione, in Italia è Bankitalia, può imporre:

  • la vendita di una parte dell’attività della banca in crisi a un acquirente privato;
  • di trasferire temporaneamente le attività e passività a un’entità (bridge bank) costituita e gestita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti, in vista di una successiva vendita sul mercato;
  • di trasferire le attività deteriorate a un veicolo (bad bank) che ne gestisca la liquidazione in tempi ragionevoli;
  • di applicare il bail-in.

L’intervento pubblico con il bail-in, quello che è dietro l’angolo per MPS, è previsto “in circostanze straordinarie per evitare che la crisi di un intermediario abbia gravi ripercussioni sul funzionamento del sistema finanziario nel suo complesso”. Come detto sopra, il Governo italiano e l’Europa non possono permettere il fallimento di una banca come MPS, per questo è probabile che si arrivi all’interno pubblico. Un’operazione, per esempio, di nazionalizzazione temporanea di MPS, comporterà necessariamente l’intervento del bail-in cioè la ripartizione dei costi della crisi con gli azionisti e creditori per almeno l’8% del totale del passivo della banca.

- Cos’è il bail-in?

Il bail-in, al momento, è l’alternativa di MPS al burden sharing. In caso di bail-in, prima dell’interveno dello Stato, si deve procedere alla riduzione del valore nominale non solo delle azioni e delle obbligazioni subordinate, ma anche dei titoli di debito senior, quali le obbligazioni ordinarie e i depositi di importo superiore ai 100mila euro. Il bail-in, letteralmente "salvataggio interno", permette ad una banca con ingenti passività di ricostituire il capitale attraverso la conversione di parte delle passività ammissibili in azioni. L’operazione consente alla banca di continuare a operare e non comporta costi per la collettività dei contribuenti perchè i costi del salvataggio ricadono su azionisti e obbligazionisti.

- Chi è coinvolto dal bail-in?

Gli strumenti soggetti a bail-in sono, in ordine:

  • azioni e strumenti di capitale;
  • titoli subordinati;
  • obbligazionisti e altre passività;
  • depositi di persone fisiche e pmi superiori ai 100mila euro.

- Quindi i soldi sul conto corrente sono a rischio?

Soltanto se l’importo supera i 100mila euro. Se in ultima istanza, si arrivasse al coinvolgimento dei correntisti, le perdite sarebbero calcolate sulla parte che accede i 100mila euro, il resto infatti, è tutelato dal Fondo di garanzia. Quindi se ho 150mila euro sul conto corrente, subirò perdite calcolate sui 50mila euro che accedono il limite tutelato. In nessun caso, saranno toccati i conti correnti sotto i 100mila euro.

Il peggio che può capitare è di non poter toccare i propri soldi in banca per qualche giorno o qualche settimana, a seconda di quanto sia incasinata la situazione: per questa ragione, conviene avere il proprio denaro su conti in banche differenti (questo "raddoppia" l'assicurazione, peraltro: se ho 150mila euro ma divisi equamente su due conti sono coperto per entrambi) e/o avere un po' di contanti in casa per far fronte alle spese piùimmediate. Correre a ritirare i propri soldi, comunque, è inutile (e rischioso).

Anche in caso di bail-in non è obbligatorio il coinvolgimento dei correntisti sopra i 100mila euro: “Anche per la parte eccedente i 100mila euro, i depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese ricevono un trattamento preferenziale. In particolare, essi sopporterebbero un sacrificio solo nel caso in cui il bail-in di tutti gli strumenti con un grado di protezione minore nella gerarchia fallimentare non fosse sufficiente a coprire le perdite e a ripristinare un livello adeguato di capitale”.

- Quali strumenti sono esclusi dal bail-in?

Come spiega la guida di Bankitalia, sono completamente esclusi dall’ambito di applicazione del bail-in e, quindi, non possono essere né svalutati né convertiti in capitale:

  • i depositi protetti dal sistema di garanzia dei depositi, cioè quelli di importo fino a 100mila euro;
  • le passività garantite, inclusi i covered bonds e altri strumenti garantiti;
  • le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria, come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito;
  • le passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a 7 giorni;
  • le passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a 7 giorni;
  • i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

- Queste regole si applicano a MPS?

La direttiva BRRD è entrata in vigore in Italia il primo gennaio 2016 e si applica a tutte le banche italiane. Le prossime ore saranno cruciali per decidere il destino di MPS e dei suoi clienti. Quello appena illustrato è il quadro normativo generale che però, presenta elementi di flessibilità a seconda delle situazioni specifiche. Come spiega anche la Banca d’Italia “in circostanze eccezionali, quando l’applicazione dello strumento (il bail-in) comporti, ad esempio, un rischio per la stabilità finanziaria o comprometta la continuità di funzioni essenziali, le autorità possono discrezionalmente escludere ulteriori passività; tali esclusioni sono soggette a limiti e condizioni e devono essere approvate dalla Commissione europea”.

Il decreto per l’intervento dello Stato in MPS è già sul tavolo del neo-Governo, ma la banca sta ancora trattando con la Commissione europea e la BCE per cercare di ottenere un accordo il meno oneroso possibile per clienti e soci della banca. Staremo a vedere. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-alla-resa-dei-conti-i-soldi-dei-clienti-sono-rischio-ecco-alcune-risposte-alle-vostre-domande

 

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