Trump: la carica degli uomini di Goldman Sachs nella stanza dei bottoni USA

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Durante la campagna elettorale americana, Donald Trump ha usato toni molto aggressivi contro i “poteri forti” ed ha promesso di “bonificare la palude”, cioè di eliminare conflitti di interesse e sciogliere gli oscuri legami tra politica e finanza. Ma a guardare la squadra di uomini che il presidente degli Stati Uniti sta formando per guidare il Paese si direbbe che qualcosa nei suoi piani iniziali è andato storto. Nomina dopo nomina infatti, sta prendendo forma una carica di uomini (o ex uomini) di Goldman Sachs pronti a conquistare la Casa Bianca.

La rabbia contro l’elite è stata una delle chiavi usate da Trump per entrare nella stanza dei bottoni, quella in cui adesso che è stato eletto presidente sta portando uomini di Goldman Sachs. La controversa banca d’affari, che lui stesso ha demonizzato prendendo di mira, in molte occasioni, il numero uno Lloyd Blankfein, è stata sul banco degli imputati responsabili della crisi finanziaria del 2008.

Il neo presidente si è portato a casa (intesa come Casa Bianca), Stepehn Bannon, ex banchiere di Goldman Sachs come consulente economico; l’ex partner della banca d’affari Steven Mnuchin come primo ministro del Tesoro; l’italo americano Anthony Scaramucci, ex gestore dei patrimoni di clienti ricchi della banca sarà tra gli executive della squadra di transizione; e Gary Cohn,numero due di Goldman sarà a capo dell’Office of Management and Budget.

Insomma, Donald Trump, trasportato alla presidenza della Casa Bianca dal vento populista sembra aver già tradito le promesse elettorali portando nella stanza dei bottoni coloro che in campagna elettorale aveva promesso di voler contrastare.

La carica degli uomini di Goldman Sachs alla Casa Bianca

Nei mesi scorsi Trump ha attaccato spesso il capo di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, accusandolo di essere in combutta con Hillary Clinton per “distruggere la sovranità degli USA in modo da arricchire i poteri globali finanziari”. Oggi però il neo presidente ha invertito la rotta decidendo di pescare a piene mani tra gli uomini di Blankfein per formare il proprio governo. E così almeno quattro uomini (o ex) della banca d’affari sono pronti a ricoprire ruoli chiave nel dicastero economico del neo presidente.

Partiamo dal ruolo più prestigioso: come primo Ministro del Tesoro USA Trump ha scelto, come previsto, un giovane di Goldman Sachs di seconda generazione (il padre è andato in pensione come partner). Stevel Mnuchin, 53 anni e un master a Yale ha lavorato per quasi 20 anni nella banca d’affari e ricalca alla perfezione il profilo di coloro che sono stati diffamati dai sostenitori di Trump. Dopo la carriera in Goldman Sachs, ha creato un hedge fund, il Dune Capital Management, e investito i considerevoli profitti in varie iniziative, comprese alcune produzioni di Hollywood. Squalo della finanza a stelle e strisce, Mnunchin è un personaggio controverso, accusato di aver guadagnato sui fallimenti e sulle disgrazie dei cittadini statunitensi in occasione della crisi finanziarie speculando sugli immobili di coloro che non riuscivano più a pagare il mutuo per la casa. Insomma, la storia del prossimo capitano del Tesoro USA non è certamente quella di un paladino dei cittadini più deboli.

A lui, prodotto al 100% Made in Wall Street, spetterà il complicato compito di far ripartire l’economia USA. Nelle prime dichiarazioni dopo la nomina, Mnunchin ha confermato l’obiettivo di far crescere gli Stati Uniti del 3-4% l’anno e di essere pronto a mettere in campo un colossale piano di investimenti nelle infrastrutture del Paese. Mnunchin dovrà anche mettere mano alla Dodd-Frank legge voluta da Barack Obama nel 2010,per regolamentare meglio il settore bancario evitando così una nuova crisi finanziaria. Secondo Trump questa legge “ingabbia” il business delle banche e frena la crescita dell’economia a stelle e strisce.

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Altro pezzo grosso della banca d’affari, è Gary Cohn, attualmente presidente di Goldman e chief operating officer, secondo nella piramide dell’alta finanza soltanto a Blankfein. A Cohn, 56 anni, di cui 26 passati alla scrivania di Goldman, sarà affidata la guida del Consiglio Economico Nazionale, cioè l’agenzia federale che consiglia il presidente degli Stati Uniti su questioni economiche interne e internazionali.

A loro si aggiunge Steve Bannon, 63 anni, sarà il capo stratega per la politica economica di The Donald. A partire dagli anni ‘80 ha lavorato nel dipartimento Fusioni e acquisizioni (M&A) di Goldman Sachs, per poi creare una propria banca d’investimento specializzata nel settore dei media. Bannon è anche conosciuto per essere stato direttore del sito di notizie e commenti politici di destra Breitbart.

Poi c’è un altro ex uomo di Goldman Sachs, l’italo-americano Anthony Scaramucci che andrà a ricoprire il ruolo di Executive nel team della Transizione. Prima di fondare il proprio hedge fund, Scaramucci, 52 anni ha lavorato per il colosso della finanza per sette anni, in particolare nella gestione dei patrimoni dei clienti ricchi.

Infine, entra nel team di Trump anche Wilbur Ross, che sarà il Segretario al Commercio con il compito di ri-negoziare gli accordi commerciali internazionali, primo tra tutti, il NAFTA. Altro esponente dell’alta finanza, Ross è considerato il “re delle bancarotte” per aver fatto carriera e soldi comprando aziende sull’orlo del fallimento.

La vittoria di Trump alle elezioni, almeno per il momento, più che ai cittadini americani ha fatto bene a Wall Street. Una presenza così consistente di uomini di Goldman Sachs alla Casa Bianca e in ruoli di primo piano per l’economia USA ha fatto bene alle sue quotazioni in Borsa schizzate in rialzo del 25% dall’elezione del nuovo presidente. Più che “bonificare la palude”, come promesso alla Main Street in campagna elettorale, pare che The Donald ci si sia tuffato a capofitto.  

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/trump-la-carica-degli-uomini-di-goldman-sachs-nella-stanza-dei-bottoni-usa-1478657

 

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