MPS: fallito il salvataggio, tocca allo Stato. Ecco ora cosa succede e chi ci rimette

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La soluzione di mercato per il salvataggio di MPS con capitali privati è fallita. Ormai possiamo urlarlo al mondo. Il piano dei vertici della banca per mettere insieme i 5 miliardi necessari alla ricapitalizzazione è stato un mezzo flop e ora è inevitabile l’intervento dello Stato con tutte le conseguenze del caso.

In pratica, riprende l’agonia.Perché il salvataggio di MPS da parte dello Stato non si farà in un giorno, ma nel giro dei prossimi mesi. MPS deve presentare un nuovo piano industriale e riprenderanno le trattative con Bruxelles per negoziare i dettagli dell’intervento dello Stato che dovrà rispettare le regole UE coinvolgendo azionisti e obbligazionisti subordinati. Fallito il salvataggio di mercato, ora si deve lavorare al salvataggio pubblico a carico di coloro che hanno investito e creduto nella banca. Come spesso si dice, “il diavolo si nasconde nei dettagli” e saranno proprio i dettagli del piano a decidere chi saranno i sommersi e i salvati dell’operazione, coloro che perderanno tutto il capitale investito e i fortunati che ne recupereranno almeno una parte o riceveranno un rimborso.

MPS: fallito il piano A

Il piano per il salvataggio di mercato di MPS è arrivato al capolinea. Dalle due conversioni (la prima degli istituzionali e la seconda della clientela retail) di bond subordinati in azioni MPS, il Monte ha recuperato meno di 2 miliardi. Si è chiusa ieri la seconda fase della conversione, quella che avrebbe dovuto portare nelle casse di MPS circa 1,5 miliardi si è fermato intorno a quota un miliardo, un tassello non andato al suo posto che ha fatto saltare anche tutti gli altri. L’esito della conversione ha spinto possibili anchor investor come il Fondo sovrano del Qatar a tirarsi indietro lasciando di fatto MPS senza alcun paracadute. Tutte le speranze quindi erano riposte nell’aumento di capitale, ma il fallimento dell’operazione era già inevitabile. L’offerta al pubblico di azioni MPS per un valore di circa 5 miliardi con una forchetta di prezzo tra 1 e 24 euro si è chiuso alle 14 di oggi con un risultato insufficiente a ricapitalizzare la banca senese. Un fallimento annunciato. 

La scelta di rinviare il savataggio di MPS fino alla vigilia della scadenza fissata dalla BCE al 31 dicembre è stata puramente politica. E un errore madornale: si è traccheggiato, nella migliore tradizione italiana, finché quella che era un’urgenza non è diventata un’emergenza vera e propria e non c’era più lo spazio di manovra disponibile per intervenire nel modo meno doloroso. Per rimandare il problema a dopo il referendum del 4 dicembre è stato studiato un  maldestro tentativo di intraprendere una soluzione di mercato. Ma come si poteva pensare che una banca che ad oggi vale 500 milioni, che è l’emblema della gestione scellerata dei suoi vertici e delle operazioni scriteriate (come l’acquisizione di Antonveneta) potesse davvero raccogliere 5 miliardi sul mercato?

MPS: intervento dello Stato

Oggi MPS ha preso atto del fallimento dal suo piano di salvataggio e senza l’intervento dello Stato allo scoccare del 31 dicembre 2016 (scadenza inderogabile fissata dalla BCE) la banca andrà in risoluzione con tanto di bail-in che coinvolge azionisti, obbligazionisti e correntisti (fino a 100mila euro). Per evitare lo scenario più drammatico MPS nelle prossime ore chiederà l’intervento dello Stato.

La direttiva europea BRRD (quella sul risanamento e sulla risoluzione degli istituti di credito europei) prevede che una banca solvente possa chiedere l’intervento dello Stato “al fine di evitare o rimediare a una grave perturbazione dell’economia di uno Stato membro e preservare la stabilità finanziaria” (Articolo 32). È probabile che già oggi, preso atto dell’esito del salvataggio, MPS richieda formalmente allo Stato di intervenire con la ricapitalizzazione precauzionale, cioè in pratica di sostituirsi al mercato nell’ambito dell’aumento di capitale da 5 miliardi.

Il primo problema da risolvere è quello della liquidità: MPS deve onorare le richieste della BCE entro il 31 dicembre, altrimenti scatta il bail-in. Per prendere tempo quindi, il Governo varerà nelle prossime ore un decreto con un primo intervento immediato con garanzie pubbliche su prestiti e bond di MPS. Tamponata l’emergenza liquidità con l’intervento del Tesoro, decade la scadenza improrogabile del 31 dicembre e quindi Bruxelles, MPS e Tesoro avranno il tempo per negoziare un nuovo piano di salvataggio. Questo però, deve partire dal presupposto del coinvolgimento nelle perdite di azionisti e obbligazionisti, così come previsto dalle regole UE.

MPS dovrà presentare un nuovo piano industriale che dia conto del fatto che la banca di fatto sarà nazionalizzata e che il Tesoro diventa il principale azionista della terza banca del Paese. L’intervento pubblico si concretizzerà nella ricapitalizzazione precauzionale che dovrà necessariamente passare dal burden sharing cioè dalla compartecipazione di azionisti e obbligazionisti alle perdite. I dettagli su chi, come e perché dovrà subire perdite saranno negoziati con Bruxelles nelle prossime settimane.

Chi pagherà per il salvataggio di MPS?

Chi pagherà per il salvataggio di MPS?Questa non è una domanda qualunque; arrivati a questo punto della partita, è La Domanda.

Con l’intervento dello Stato, a pagare il costo del salvataggio di MPS saranno in prima battuta le casse dello Stato, quindi tutti i cittadini italiani. L’altro giorno il neo Governo Gentiloni ha varato uno scudo da 20 miliardi, chiamato salva-risparmio per “aiutare eventuali banche in difficoltà”, ma era chiarissimo che il Governo si stava preparando ad intervenire per salvare MPS. Questi 20 miliardi messi sul tavolo da Gentiloni andranno a pesare sul nostro debito pubblico, quindi sulle spalle dei contribuenti italiani.

Non solo. La direttiva europea per i salvataggi bancari ha modificato le norme per il risanamento e la risoluzione delle banche partendo dal presupposto che in caso di spesa da parte dello Stato dovessero esserci anche costi per azionisti e obbligazionisti della banca in questione. In pratica, lo Stato tirerà fuori i soldi necessari a salvare MPS a patto però che le perdite ricadano anche sui clienti della banca.

In che modo e che in misura? A queste domande darà una risposta certa MPS solo al termine delle trattative con Bruxelles. L’unica certezza al momento è che con la ricapitalizzazione precauzionale si procede al Burden sharing (cosa diversa dal bail-in) che coinvolge azionisti e obbligazionisti subordinati.Obbligazionisti senior e correntisti invece, restano fuori dalla condivisione delle perdite, sono salvi.

Il Burden sharing prevede la conversione forzosa delle obbligazioni subordinate in azioni a un prezzo, per ora ignoto, che non sarà certamente pari al valore del capitale investitoe probabilmente nemmeno al 50% che è il valore attuale con cui i bond sono scambiati sul mercato. Tra i coinvolti ci saranno di sicuro i circa 40mila clienti che nel 2008 hanno sottoscritto il bond subordinato di MPS “Upper Tier II”, ma la lista dei bond coinvolti potrebbe essere più lunga. Perdite anche per gli investitori istituzionali che hanno altri due miliardi di subordinate e che perderanno gran parte del capitale investito.

Per i piccoli risparmiatori ci sarà la possibilità (ma anche questo sarà oggetto di trattativa con Bruxelles) di dimostrare di aver acquistato le subordinate senza avere il profilo di rischio adeguato a sostenere un investimento così rischioso e ottenere un rimborso da parte del fondo statale. Senza far trapelare troppi dettagli, il ministro dell’Economia, già nei giorni scorsi aveva parlato di un intervento per “minimizzare o rendere inesistenti” le ricadute negative sui piccoli risparmiatori, ma la materia è molto scivolosa ed è necessario trattare con Bruxelles per non ingrangere le regole europee. 

Tutti questi “dettagli” decideranno chi saranno i sommersi e i salvati del salvataggio di MPS, ma alla fine, la triste morale è sempre la solita: saranno clienti e cittadini a pagare per la gestione scellerata e truffaldina di una banca storica su cui nessuno ha vigilato a sufficienza.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-fallito-il-salvataggio-tocca-allo-stato-ecco-ora-cosa-succede-e-chi-ci-rimette-1480105

 

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