MPS, la BCE alza la posta in gioco: aumento di capitale da 8,8 miliardi. Ecco il punto sulla situazione

E-mail Stampa PDF

L’arbitro ha fischiato la fine della partita di MPS: la soluzione di mercato è fallita e ora interviene lo Stato. Il campionato quindi è ancora lungo e il risultato finale incerto.

Il 2016 è stato l’annus horribilis per MPS, la banca senese sotto i riflettori della BCE dopo il fallimento degli stress test, ma anche il 2017 alle porte non sarà un anno facile per l’istituto e per i suoi clienti. Gli eventi delle ultime settimane hanno travolto MPS e sconvolto l’intero panorama bancario italiano sempre più in balìa delle richieste della vigilanza BCE e delle turbolenze del mercato.

Ad oggi, MPS sta lavorando ad un nuovo piano industriale da approvare entro i primi due mesi del nuovo anno. La raccolta di 5 miliardi di capitale sul mercato è stata un flop clamoroso per il disinteresse dei grandi investitori a scommettere sul futuro della banca. E con l’intervento dello Stato il conto diventa ancora più salato: la richiesta ufficiale, arrivata nei giorni scorsi dalla BCE, è salita a 8,8 miliardi. Una paccata di soldi necessaria a mettere definitivamente in sicurezza il patrimonio delle banca più antica del mondo. Ma questo salvataggio, come previsto dalla regole UE, dovrà coinvolgere anche azionisti ed obbligazionisti subordinati gettati in un tritacarne ancora tutto da scoprire. I dettagli del piano emergeranno soltanto quando ci sarà un piano dettagliato condiviso dai vertici della banca, il Tesoro, la BCE e Bruxelles, ma tuttavia ingenti perdite per azionisti e obbligazionisti sono ormai inevitabili

Facciamo un passo indietro

Per capire come siamo arrivati a questo punto è necessario fare un passo indietro. L’Odissea di MPS è iniziata lo scorso 23 giugno quando dai risultati degli stress test è emerso che la banca senese, in uno scenario avverso di crisi economica, sarebbe risultata la più a rischio di tutta Europa. A pesare sulla tenuta della banca sono soprattutto i crediti deteriorati che pesano per oltre il 21% sul bilancio del 2015.Così la vigilanza della BCE ha imposto alla banca lo smaltimento dei crediti malati.

Prima dell’estate i vertici MPS approvano un piano di salvataggio che prevede due fasi: lo smaltimento di quasi 10 miliardi di sofferenze nette e un aumento di capitale da 5 miliardi necessario a coprire il buco di bilancio che si sarebbe creato a causa della differenza tra il valore dei crediti deteriorati messi a bilancio e il prezzo di vendita.

Aumento di capitale e politica

Economia e politica sono legate da un sottile filo di convenienza e tempismo. In questo caso però questo legame non ha fatto altro che danneggiare MPS. Il Governo Renzi infatti, già al centro delle polemiche dei risparmiatori di banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara per il maldestro salvataggio di fine 2015, ha rinviato più volte la palla. Prendendo tempo la politica non ha fatto altro che far perdere tempo prezioso alla banca. Il salvataggio di MPS è stato rinviato a dopo il referendum, ma la schiacciante vittoria del No ha fatto precipitare la situazione.

Per ridurre l’ammontare dell’aumento di capitale si è proposta la conversione dei bond in azioni di MPS, con risultati in linea con le aspettative dei vertici MPS. Piuttosto che rischiare di prendere niente poi, gli investitori hanno preferito l’idea di prendere poco subito. Ma a far saltare l’operazione è stata l’assenza di grandi investitori: da mesi si parlava della possibilità che il Fondo sovrano del Qatar partecipasse come anchor investor all’aumento di capitale di MPS, ma visto l’andazzo in Borsa il fondo ha tirato i remi in barca.

Intervento dello Stato e critiche alla BCE

L’operazione di mercato quindi è fallita. All’indomani dell’esito del referendum la banca ha chiesto alla BCE di rinviare di circa 20 giorni la scadenza fissata per il salvataggio di MPS, il 31 dicembre 2016. La Banca centrale europea ha negato il rinvio a causa dell’emergenza di liquidità di MPS: o la banca porta a termine l’aumento di capitale entro fine anno o finisce in risoluzione con il bail-in, questa la linea di Francoforte. 

Su questo punto è partita la prima ondata di critiche alla BCE, diventata nelle chiacchiere da bar l’istituto gestito dei falchi tedeschi che vogliono affossare le banche italiane. Nei giorni scorsi poi è arrivato il carico da 90. MPS ha chiesto l’intervento dello Stato, facendo leva sul decreto legge varato dal Consiglio dei ministri nella notte del 22 dicembre che stanzia 20 miliardi per il salvataggio delle banche in difficoltà. Lo Stato quindi salverà MPS nazionalizzando di fatto la banca: il Tesoro metterà soldi nell’istituto fino a raggiungere circa il 70% del capitale. Da una parte quindi i vecchi azionisti di MPS vedranno svanire gran parte del proprio investimento diluito al massimo dalla nuova iniezione di liquidità e dall’altra la banca avrà lo Stato come azionista di maggioranza.

In questo quadro però, la BCE ha nuovamente cambiato le carte in tavola. Considerando l’intervento dello Stato ha alzato l’asticella dell’aumento di capitale da 5 miliardi a 8,8 miliardi. La nuova richiesta trova la sua ragion d’essere nei risultati degli stress test secondo i quali, in caso di crisi economica, il Cet 1 (il parametro con cui si calcola la solidità di una banca) crollerebbe a -2,44% a fronte di una soglia richiesta dell’8%. Tale scenario secondo la BCE si traduce in un fabbisogno di capitale di circa 8,8 miliardi. La missiva della BCE ha scatenato le reazioni politiche e la polemica. La banca centrale europea ha applicato le regole più restrittive utilizzate per il salvataggio delle banche elleniche e qualcuno sostiene che così facendo la cura rischia di essere peggiore della malattia.

Su questo i posteri avranno l’onere dell’ardua sentenza. L’unica certezza è che la situazione di MPS era e resta drammatica. Si tratta di una banca bollita, utilizzata per anni dai vertici e dalla politica locale come bancomat personale senza alcuna attenzione alla difesa del risparmio dei clienti. Sono anni che la politica e la vigilanza italiana nascondono la polvere di MPS sotto al tappeto e anche quando questa è esplosa il Governo Renzi ha continuato a perdere tempo. Così la ferita è diventata una voragine incancrenita e di questo non possiamo certamente accusare qualcuno fuori dai confini italiani. 

Ricapitalizzazione precauzionale: chi sarà coinvolto?

Di questi 8,8 miliardi di aumento di capitale circa 4,5 saranno direttamente a carico dello Stato, gli altri 4, 3 degli obbligazionisti(con circa 2 miliardi rimborsabili dallo Stato alla clientela retail). Entro due mesi MPS dovrà avere un nuovo piano industriale condiviso con il Tesoro, la BCE e Bruxelles.

La ricapitalizzazione precauzionale diluirà fortemente le azioni in circolazione e gli attuali azionisti di MPS avranno ingenti perdite del proprio investimento. Poi saranno coinvolti i bond subordinati da convertire in azioni di nuova emissione: l’operazione partirà con i bond subordinati Tier 1; poi i Tier 2 e se anche questi non saranno sufficienti si passerà a tutti gli altri bond subordinati.

In questo scenario però, per evitare liti giudiziarie avviate da clienti spinti a comprare obbligazioni rischiose non in linea con il proprio profilo, sarà prevista una sorta di scambio. A questi obbligazionisti forzati MPS proporrà di riacquistare “in nome e per conto del ministero” le azioni derivanti dall’applicazione del “burden sharing” offrendo in cambio “obbligazioni non subordinate emesse alla pari”. Ciò significa che la clientela retail anziché essere obbligata a diventare azionista di MPS potrà ottenere bond senior.

Da questa possibilità resteranno invece esclusi gli investitori istituzionali e i clienti considerati qualificati cioè che sapevano benissimo i rischi dell’acquisto sottoscritto. I “clienti professionali” sono coloro che hanno almeno due tra questi requisiti: hanno svolto frequenti operazioni finanziarie; hanno un ampio portafoglio titoli; hanno lavorato (o lavorano) nel settore degli investimenti.

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-la-bce-alza-la-posta-gioco-aumento-di-capitale-da-88-miliardi-ecco-il-punto-sulla-situazione

 

Menu Principale

Risorse Utili


Articoli correlati

Purtroppo non ci sono articoli correlati