Mediaset: si ferma la scalata di Vivendi. Ecco perché l'Opa non è dietro l'angolo

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Finita per il momento la guerra sul mercato azionario, quella tra Mediaset e Vivendi potrebbe diventare ora una guerra di posizione, di logoramento. Dopo giorni di fuoco sul mercato, in seguito alla scalata dall’azienda francese al gioiello della famiglia Berlusconi, gli animi a Piazza Affari sembrano essersi placati, sintomo forse che è finito il posizionamento degli investitori. L’impressione è che l’Opa non sia dietro l’angolo. 

Adesso lo scontro si sposta all’interno del consiglio di amministrazione di Mediaset dove Vivendi, facendo pesare il suo 30% di capitale, vorrebbe vedersi stendere una tappeto rosso. L’aspetto più interessante di questa faccenda al momento è quello normativo. La domanda è: ma Vivendi può impossessarsi di Mediaset lanciando un’Offerta pubblica di acquisto (obbligatoria)? La risposta sembra essere negativa per il combinato disposto degli effetti del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) e della famosa legge Gasparri (ovvero “norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della Rai - Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione). 

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Vivendi e la scalata a Mediaset 

Facciamo un attimo un passo indietro. Dopo tanto discutere l’8 aprile scorso Mediaset e Vivendi hanno raggiunto un primo accordo per l’acquisto da parte della società francese dell’89% di Premium, la tv a pagamento del Biscione (una società che macina perdite di bilancio da quando è nata) e uno scambio azionario: il 3,5% di azioni Vivendi in cambio del 3,5% di Mediaset. 

L’accordo inoltre era corredato da una clausola che imponeva alle due società di tenere la partecipazione del 3,5% nell’altra per almeno 3 anni e la possibilità per Vivendi in questo triennio di passare dal 3,5% ad un massimo del 5% del capitale Mediaset.

All’improvviso però quando l’affare sembrava cosa fatta ed era scoppiato l’amore tra Vincent Bollorè e Silvio Berlusconi, Vivendi fa un passo indietro accusando la famiglia Berlusconi di aver truccato i numeri di Mediaset per convincerli della bontà dell’affare. Così Bollorè mette sul tavolo un’altra proposta: propone al Biscione di acquistare soltanto il 20% di Mediaset Premium, anziché l’89% e la possibilità di arrivare nei prossimi tre anni a detenere il 20% di Mediaset. Da qui è iniziata una battaglia a suon di accuse, colpi bassi e carte bollate con Mediaset che ha chiesto i danni a Vivendi per aver fatto saltare un accordo già firmato. 

I riflettori sono tornati a puntare sulla faccenda Mediaset-Vivendi a inizio dicembre quando l’azienda francese ha fatto un balzo passando dal 3,01% di Mediaset al 20% rastrellando azioni in Borsa come se non ci fosse un domani. Berlusconi ha subito parlato di “scalata ostile” schierando famiglia, aziende e soci storici a difesa del gioiello di famiglia e il Governo è intervenuto ribadendo l’importanza e il ruolo strategico per l’Italia della società. 

Come contromossa la Fininvest, holding che detiene tutte le partecipazioni azionarie della famiglia Berlusconi, è salita dal 38,266% al 39,775% di Mediaset, ma fino al mese di aprile 2017 non potrà salire oltre: resta quindi con le mani legate dietro la schiena. 

 Opa sì o no?

La rincorsa con cui Bollorè ha iniziato la sua scalata a Mediaset ha fatto subito parlare di Opa obbligatoria, l’offerta pubblica d’acquisto che scatta quando un azionista supera la soglia del 30% del capitale (oppure quando un azionista sopra il 30% acquista ulteriori azioni che di fatto concentrano il controllo della società nelle sue mani). Ma i tempi non sembrano ancora maturi, la corsa di Vivendi si è fermata al 25,75% di Mediaset (26,77% dei diritti di voto) e resta il nodo normativo. Sul punto Mediaset ha chiesto l’intervento dell’Agcom che ha aperto un'istruttoria, mentre Fininvest ha annunciato il deposito in Consob di un esposto contro Vivendi per abuso di informazioni privilegiate. 

L’Agcom ha fatto sapere che Vivendi si muove sul filo del rasoio e che, anche un’ipotetica Opa, potrebbe essere annullata perché contraria alla legge italiana. Considerando infatti, la posizione dominante che Vivendi ricopre in Telecom, principale azienda italiana delle telecomunicazioni, un’altra eventuale posizione dominante in un’azienda delle comunicazioni sarebbe vietata dalla legge Gasparri. L’articolo 43 (comma 4) del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) prevede che siano “nulli gli atti giuridici, le operazioni di concentrazione e le intese che contrastano con il presente articolo”. In pratica quindi l’Agcom ha la possibilità di fatto di cancellare gli effetti di un’Opa di Vivendi su Mediaset.

Vivendi non ha ancora raggiunto il tetto massimo di azioni che hanno fatto scattare l’Opa obbligatoria, ma intanto l’Agcom è intervenuta facendo presente ai francesi che un’eventuale scalata potrebbe essere annullata per legge: scenario che sarebbe una grossa perdita di tempo e soldi per Bollorè. 

Tappeto rosso nel consiglio di amministrazione

Fermata la palla della partita per la scalata a Mediaset, Vivendi si concentra ora un altro fronte: quello della governance. Con quasi il 30% dei diritti di voto Vivendi può chiedere la convocazione di un’assemblea per entrare nel consiglio Mediaset. Il consiglio di amministrazione oggi è composto da 17 membri, ma lo statuto di Mediaset prevede la possibilità di arrivare a 21. Vivendi quindi potrebbe chiedere di allargare il gruppo con l’ingresso di quattro amministratori nominati dai francesi. In quel caso la guerra lampo sul mercato si trasformerebbe in una guerra di logoramento, dall’interno. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mediaset-si-ferma-la-scalata-di-vivendi-ecco-perche-lopa-non-e-dietro-langolo-1480808

 

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