Brexit: l'ambasciatore Rogers molla l'incarico. Chi guiderà il Regno Unito verso un divorzio all'ultimo sangue?

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Se tutto va secondo i piani, a marzo 2017 inizieranno i negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea per stabilire i nuovi rapporti commerciali, politici ed economici tra i due Paesi separati in casa dopo il referendum sulla Brexit. Ma a guidare i negoziati per Londra non ci sarà Ivan Rogers, considerato il maggiore esperto britannico di trattative con l’Unione Europea. L’ambasciatore britannico presso l’UE, ha dato le dimissioni nonostante il suo mandato scadesse nel novembre 2017.

La versione ufficiale, molto diplomatica, fornita da Downing Street stride con le indiscrezioni e l’impressione diffusa secondo cui il problema di fondo è il fatto che il Governo britannico non sa che pesci prendere. La posizione di Rogers sarebbe stata in contrasto con quella del Governo che, spinto da una parte dell’opinione pubblica e dal fronte politico più euroscettico, sarebbe propenso a imboccare la strada di una hard Brexit, di una rottura drastica con l’Unione. Tale scenario però, avrebbe pesanti ripercussioni sulle relazioni commerciali ed economiche del Regno Unito perché spingerebbe il Paese fuori dai confini del mercato libero europeo.

L’impressione più diffusa è che nemmeno a Downing Street abbiano le idee chiare su come procedere e le dimissioni improvvise del mago dei negoziati sono solo l’ennesima conferma.

Brexit e i negoziati

Il 23 giugno 2016 i cittadini del Regno Unito hanno deciso di lasciare l’Unione Europea. Passato lo shock dell’esito inaspettato e una prevedibile reazione dei mercati e della sterlina, ancora niente è davvero successo. Per uscire dall’UE, il Regno Unito deve invocare l’articolo 50 del trattato europeo che prevede la possibilità per un Paese membro di lasciare l’Unione con una decisione unilaterale.

I negoziati dureranno circa due anni, dopodichè il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dall’Unione. I nodi cruciali sono soprattutto di carattere economico e commerciale. Le possibilità sono due: scegliere una hard Brexit cioè un divorzio drastico con l’UE che comporti anche l’uscita del Regno Unito dal mercato unico europeo oppure una soft Brexit che preveda una separazione meno radicale mantenendo il Paese all’interno del mercato europeo.

Il problema è che il Regno Unito vorrebbe riprendere saldamente in mano il controllo degli ingressi nel Paese e le decisioni su altre tematiche adesso demandate a Bruxelles, ma dall’altra parte non vorrebbe perdere i benefici della permanenza nell’UE primo tra tutti il mercato unico europeo. Prospettiva che l’Unione non può accettare se non vuole un fila di euroscettici premere alle porte dell’UE.

I negoziati quindi saranno molto complessi. E l’addio di Rogers non è un segnale incoraggiante. Secondo la versione ufficiale, le dimissioni dell’ambasciatore sono arrivate per permettere al premier Theresa May di nominare un successore e iniziare le trattative con un nuovo ambasciatore; l’incarico di Rogers infatti sarebbe comunque scaduto a novembre nel bel mezzo dei negoziati.

Ma la versione ufficiale non convince gli osservatori. Sotto la superficie ci sono criticità ben più delicate: Rogers avrebbe lasciato l’incarico perché oggetto di critiche dal fronte pro-Brexit che lo considera troppo europeista per guidare i negoziati. Il Governo e coloro che spingono per una hard Brexit considerano Rogers troppo pessimista, mentre l’ambasciatore ritiene dannosa per il Paese la mancanza di realismo di molti inquilini di Downing Street.

La distanza tra Rogers e il Governo May ha iniziato ad allungarsi a ottobre quando l’ambasciatore in un memorandum sosteneva che per portare a termine i negoziati ci sarebbero voluti dieci anni. Nel documento sottolineava le difficoltà dei negoziati e il fatto che l’intesa, una volta raggiunta, dovrà essere ratificata da tutti i Parlamenti nazionali dei Paesi membri e potrebbe quindi essere respinta. Insomma secondo Rogers il lieto fine non è affatto scontato.

Le posizioni espresse da Rogers però, hanno imbarazzato il Governo e scatenato le critiche del fronte pro-Brexit. Secondo il quotidiano ultraconservatore Daily Mail, molte persone “avevano chiesto la testa di Sir Ivan e la sua sostituzione con un diplomatico più energicamente pro-Brexit”. I sostenitori della hard Brexit hanno accolto la notizia delle dimissioni di Rogers come una vittoria e un problema risolto sulla strada per la hard Brexit. Il partito di Nigel Farage, l’UKIP, chiede ora la nomina di un “vero fautore di Brexit”.

La politica quindi, spinge per un’uscita drastica dall’Unione europea, un divorzio all’ultimo sangue, ma l’uscita del Regno Unito dal mercato unico potrebbe avere pesanti ripercussioni sulle relazioni commerciali del Paese. Alla fine dei giochi, il conto potrebbe essere salato: al momento i benefici economici dell’uscita del Regno Unito dall’Unione nemmeno si intravedono, ma la Brexit ha già presentato un conto, in termini di buco di bilancio, di circa 100 miliardi di sterline.

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Il nodo “legale”

Altro problema ancora da risolvere è quello legale. Entro fine mese la Corte suprema britannica dovrà stabilire se sarà necessario il voto parlamentare per avviare formalmente l'iter sulla Brexit. Nei mesi scorsi infatti, l'Alta corte britannica, sulla base di un ricorso presentato da un gruppo di contrari alla Brexit, ha stabilito che solo il parlamento ha il potere di invocare l’articolo 50 del Trattato. Contro questa decisione ha fatto ricorso lo stesso Governo di Londra che ha chiesto l’intervento della Corte suprema.

Il premier May sostiene di poter avviare i negoziati per l’uscita del Regno Unito dell’UE usando la royal prerogative, ossia la prerogativa reale secondo cui l'esecutivo opera sotto mandato della Corona, ma l’Alta Corte sostiene, al contrario, che il Governo non ha diritto di scavalcare la sovranità del parlamento. L’udienza, iniziata all’alba del nuovo anno dovrebbe terminare a breve, ma la sentenza arriverà alla fine del mese di gennaio.

In una dichiarazione sul sito web della Corte suprema, i giudici hanno dichiarato di essere “a conoscenza del pubblico interesse in merito a questo caso e delle forti sensazioni associate alle più ampie questioni politiche circa l'uscita del Regno Unito dall'Europa, sottolineando che questo non è oggetto del giudizio. Il dovere dei giudici è valutare in modo imparziale e decidere secondo la legge”.

L’esito della controversia giudiziale avrà pesanti ripercussioni sui tempi della Brexit. Il premier May vorrebbe invocare l’articolo 50 e avviare i negoziati entro marzo 2017, ma nel caso si dovesse passare dal parlamento britannico, i tempi potrebbero allungarsi. Intanto si apre la ricerca di un nuovo ambasciatore in grado di portare le istanze di Londra a Bruxelles e di andare d’accordo con quel fronte che invoca una hard Brexit.   

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/brexit-lambasciatore-rogers-molla-lincarico-chi-guidera-il-regno-unito-verso-un-divorzio-allultimo

 

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