Reportage sui Sem Terra. Un viaggio in Brasile visto con gli occhi di un europeo benestante

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Un viaggio in Brasile - visto con gli occhi di un europeo benestante - non è solo un viaggio, è un’esperienza di vita.

 

Non sto parlando del Brasile delle cartoline di Copacabana, o del Brasile del Carnevale di Rio. Parlo del Brasile dei Sem Terra, del Brasile della gente che non ha niente, ma che sorride, balla, ed è felice. Il quartiere più ricco di Ibià, cittadina persa nel profondo Minas Gerais, non è neanche paragonabile al quartiere più popolare di una qualsiasi nostra città europea. Il metro di misura è da rivedere. La bilancia da ricalibrare. 

 

Tutto sembra essere più vivido e vivo. I colori sono sgargianti, la terra è rossa, bruciata dal sole. L’odore che invade i polmoni è intenso. Le città sono colme di case a perdita d’occhio; fuori, le campagne sembrano non avere fine; le nuvole gonfie d’acqua hanno voglia di riversare tutta la loro rabbia su di te.

 

Quando mi fu proposto di venire in Brasile per fare un reportagesui Sem Terra, conoscevo poco dell’argomento. In Italia non se ne sente parlare molto. Il movimento dei Sem Terra è nato nel 1984, in seguito alle occupazioni contadine nel sud del Brasile. Grazie a queste lotte 350.000 famiglie hanno conquistato la terra, mentre 150.000 stanno ancora lottando negli accampamenti.

 

I dati sulla concentrazione di terra in Brasile sono sconcertanti: l’1,6% dei proprietari con immobili al di sopra dei mille ettari possiede il 46% dell’area totale del paese. Il 51,4% degli immobili classificati come “grandi proprietà” è improduttivo, ossia più di 133 milioni di ettari. E c’è molta gente che ancora vive appena al di sopra del limite della povertà.

 

È questa la ragione per cui sono nate migliaia di associazionidi Sem Terra, costituite da famiglie di contadini unite per conquistare un piccolo pezzo di terra da coltivare, che per loro rappresenta la speanza di avere un futuro. L’INCRA(Istituto Nazionale per la Riforma Agraria) è l’ente governativo che controlla se i terreni occupati dagli acampados sono effettivamente improduttivi. Se lo sono, gli acampados diventano preasentados, e devono aspettare che l’INCRA suddivida i poderi tra i vari nuclei familiari, che diventano quindi asentados con diritto ad una casa. Tutto questo iter può durare molti anni.

 

Cronaca... Parto da Ibià per andare a intervistare una famiglia di preasentados. Dopo circa 10 chilometri di strada sterrata comincio a vedere le prime baracche. L'impressione immediata è che alla prima folata di vento un po’ più energica volino via. Arrivo alla baracca di Etienne, persa nel nulla. Il capanno sta su grazie a una struttura di rami rivestiti da teli di plastica. Parcheggio l’auto e vengo accolto con dei bellissimi sorrisi da lei e dalle sue tre figlie, che mi fanno accomodare. Non c’è il sole, ma il calore all’interno è quasi asfissiante. C’è un fornello a legna acceso, ma non essendoci la cappa c’è molto fumo. Ogni tanto entra qualche sbuffo di vento che porta con sé fastidiosi granelli di polvere che riempiono il quaderno su cui scrivo.

 

Da quanti anni vivete accampate qui? In tutto sono quattro anni, due da acampados e due da preasentados, anche se di fatto la nostra situazione non è cambiata per niente. In questo momento lavorate? Non produciamo niente, ma lavoriamo la terra di altri. Avevamo fatto l’orto, ma sono entrate le vacche e hanno mangiato tutto, per due volte. Adesso ne stiamo facendo un'altro provando a costruire recinzioni più resistenti.

 

Come avete deciso di cominciare la lotta Sem Terra?

Ho conosciuto il movimento Sem Terra quando vivevo a Brasilia. Un sindacalista mi spiegò come funzionava la lotta e facemmo la nostra prima invasione. Mia madre però aveva problemi di salute, per cui dovemmo trasferirci qui, e ricominciare un'altra volta la lotta.

Oggi le cose sono cambiate. Una volta dovevamo invadere per forzare l’INCRA a comprare la terra, oggi invece non sono più permesse le invasionie ci sono incontri organizzati tra INCRA e fazendeiros.

 

Com’è la vita in una baracca?

La vita è dura. Io e mio marito lavoriamo come braccianti, le mie figlie vanno a scuola. La diciottenne a febbraio si sposa, e, se la pastora ci aiuta, riusciamo anche a fare una cena. Siamo senza elettricità e abbiamo imparato ad arrangiarci. Non avendo il frigorifero, la carne la friggiamo, la secchiamo, e la conserviamo sotto grasso di maiale. Di notte le mie figlie leggono e ascoltano la radio, ovviamente alla luce delle candele e di una torcia a pile. È molto brutto quando piove, a causa del rumore e del vento. Dobbiamo chiuderci dentro e aspettare.

 

Sono stanca di questa vita... di giorno fa caldo, di notte fa freddo. Non vedo l’ora che facciano la divisione dei lotti, così anche noi potremo vivere in una casa dignitosa.

 

 

Sritto da: Matteo Gilioli

Authors: Sambieuropei.it

Leggi originale su: http://feedproxy.google.com/~r/scambieuropei1/~3/Bbw9S5xWths/1118-brasile-sem-terra

 

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