Mobbing familiare

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Il mobbing è una violazione dei diritti umani tendenzialmente localizzata in ambito lavorativo, ma non solo. Non è raro constatare come ogni giorno vengano denunciati atti di violenza in contesti familiari che coinvolgono casi di separazione o, nel peggiore dei casi, si costruiscono attorno all'affidamento del figlio ad uno dei due coniugi. Il mobbing familiare è da considerarsi come una delle principali cause di dispute in un contesto non lavorativo ma puramente sociale: se da un lato la legislatura italiana provvede ad enunciare una serie di criteri che disciplinano alquanto bene le ingiustizie subite sul proprio posto di lavoro, dall'altro manca di una serie di provvedimenti-base. Le angherie perpetrate da uno dei due coniugi alla parte lesa sono spesso ricondotte a cause civili e non penali, per le quali sono previsti tempi di smaltimento decisamente più longevi che possono addirittura protrarsi per molti anni. Quali sono le cause più comuni che contraddistinguono la disputa che conduce al mobbing familiare? Non è semplice identificarne il catalizzatore, ma come detto in precedenza è molto probabile che abbia a che fare con la prole. Nel caso di genitori in perenne disaccordo sulle scelte di vita quotidiana è possibile identificare una gara, quasi un istinto di voler sopraffare il coniuge che è ritenuto quindi un avversario al fine di ottenere le attenzioni dei propri figli. Spesso si estranea la parte mobbizzata da decisioni familiari, da progetti ed altro. Lo scopo di queste azioni è quello di interrompere in via permanente il legame tra la parte lesa ed il figlio. Questo rappresenta in poche parole una diretta sub-categoria del mobbing familiare, definito come mobbizzazione di tipo genitoriale. Recenti studi affermano come il numero di casi ad esso inerenti abbia subito un incremento a dir poco notevole nel corso degli ultimi decenni, diventando una delle cause principali che conducono alla separazione. Nel mobbing familiare puro (quello che non prende in considerazione la presenza di figli), il coniuge che ricopre il ruolo di mobber utilizza spesso espedienti strategici che traggono vantaggio dai vari punti deboli della vittima. Gli stratagemmi adottati variano a seconda del livello di stress che si è disposti a trasferire alla vittima, la quale viene indotta in uno stato di violenza psicologica al punto tale da voler abbandonare la casa coniugale. Spesso si opta per una separazione consensuale, che altro non rappresenta se non la volontà della parte mobbizzata di voler porre fine ai conflitti di interesse con il proprio coniuge ed arrendersi piuttosto che subire ulteriore carico di intimidazione, emarginazione dai processi familiari più comuni e persino umiliazione nei confronti della società. Come difendersi dal mobbing familiare? Non è certo qualcosa di semplice ed è bene tenere a mente alcuni concetti di base: i reati di mobbing vengono denunciati singolarmente nonostante essi siano soggetti ad una pena unitaria. Questo aiuta a comprendere quanto sia importante tenere nota di tutti gli avvenimenti sfociati in un atto di reale violenza psico-fisica, dimostrabile grazie alla presenza di prove e se possibile, supportate dalla presenza di testimoni. Il mobbing in famiglia è sicuramente un argomento complesso, decisamente diramato e di difficile interpretazione. Harald Ege, una delle menti più brillanti legate allo studio e definizione del termine mobbing, non lo riconosce: il mobbing è una questione puramente incentrata su temi lavorativi e da essi non deve discostarsi per sfociare in tema familiare. Tale opinione è tuttora oggetto di critiche e dibattiti ed ogni Paese adotta il proprio stile di pensiero. (28/11/2013 - Nicolina Leone)Lascia un commentoUltimi commentiCita nel tuo sitoSalva in PDF

Authors: Studio Cataldi

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