IL MONDO HA 73 MILIONI DI GIOVANI SENZA LAVORO, 200 MILIONI DI DISOCCUPATI

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image 73 milioni di giovani senza lavoro, 200 milioni i disoccupati nel mondo. Il rapporto ILO, Organizzazione Internazionale per il Lavoro, fornisce le cifre per il 2013 ed evidenzia come i posti di lavoro sono sempre meno e il numero dei disoccupati aumenta costantemente, soprattutto tra i giovani che non riescono nemmeno a entrare nel mondo del lavoro.

Sono 73 milioni i giovani senza lavoro. Secondo Guy Ryder, direttore generale dell’Ilo, il tasso di disoccupazione giovanile raggiungerà il 12,8% nel 2013 e il 13% nel 2015, mentre il tasso di partecipazione femminile al lavoro resta ancora molto basso. Il problema della disoccupazione giovanile è particolarmente grave in Italia, evidenzia il rapporto. Ad agosto 2013, infatti, su un totale di 3 milioni di senza lavoro in Italia, 667mila erano giovani tra i 15 e 24 anni. Questo significa il 40,1% in Italia mentre nel resto d’Europa si ferma al 23,7 per cento. Peggio dell’Italia c’è solo il dato della Spagna con il 56%, mentre i dati migliori si registrano in Germania (7,7%) e Austria (8,6%).

Secondo le previsioni dell’ILO la quota disoccupati nel mondo quest’anno supererà quota 200 milioni. Il tasso di occupazione globale infatti è sceso al 55,7%, quasi un punto percentuale in meno rispetto ai livelli pre crisi. Il numero dei senza lavoro non solo resta al di sopra dei livelli precedenti al 2008, ma è destinato a continuare ad aumentare al ritmo di 2,5 milioni di persone all’anno, almeno fino al 2018. La crisi ha già fatto aumentare di 32 milioni il numero dei disoccupati negli ultimi cinque anni.

L’Ilo analizza poi anche i tassi di povertà creati dalla disoccupazione. 870 milioni di donne e uomini non guadagnano abbastanza per sollevare le loro famiglie dalla povertà. Il duplice obiettivo di sradicare l’estrema povertà e alzare i redditi, come proposto dal presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, può solo essere raggiunto, secondo l’ILO, affrontando direttamente la sfida del lavoro perché la qualità del lavoro conta come la quantità. Iò lavoro è centrale per la ripresa economica e per lo sviluppo di lungo termine dell’economia globale ma deve essere produttivo e di buona qualità.

Authors: Redazione Bloglavoro

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