Il Rito Fornero non confligge con il principio di terzietà del Giudice

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Mediante la sentenza n. 78/2015, depositata il 13 maggio 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 51, primo comma, numero 4), del codice di procedura civile, e 1, comma 51, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), sollevata, dal Tribunale ordinario di Milano – sezione nona civile e dallo stesso Tribunale, sezione prima civile e sezione specializzata in materia di impresa, in riferimento agli artt. 24 e 111 della Costituzione, e, dal solo Tribunale di Milano – sezione nona civile, in riferimento anche all’art. 3 Cost.Secondo la Consulta, il fatto che entrambe le fasi del primo grado di giudizio previsto dal Rito Fornero possano essere svolte dal medesimo magistrato «non confligge con il principio di terzietà del giudice e si rivela, invece, funzionale all’attuazione del principio del giusto processo, per il profilo della sua ragionevole durata. E ciò a vantaggio anche, e soprattutto, del lavoratore, il quale, in virtù dell’effetto anticipatorio (potenzialmente idoneo anche ad acquisire carattere definitivo) dell’ordinanza che chiude la fase sommaria, può conseguire una immediata, o comunque più celere, tutela dei propri diritti, mentre la successiva, ed eventuale, fase a cognizione piena è volta a garantire alle parti, che non restino soddisfatte dal contenuto dell’ordinanza opposta, una pronuncia più pregnante e completa» (cfr. Corte Cost., sentenza 29 aprile 2015 – 13 maggio 2015, n. 78).

Authors: Clemente Massimiani

Leggi originale su: http://www.dirittolavoro.com/2015/05/16/il-rito-fornero-non-confligge-con-il-principio-di-terzieta-del-giudice/

 

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